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Funghi e habitat di Pantelleria 2

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I nostri alloggi: Dammusi Sciuvechi Resort vicino a Scauri

Ebbene sì! Sono tornato a Pantelleria, ma questa è la 6ª volta! Da sempre innamorato dell’isola, ho sempre desiderato tornarci più volte per conoscere e studiare la relativa flora micologica.

Questa volta eravamo in tanti… Dal 6 al 13 novembre 2015, una vera e propria “mico task force” di 9 persone! In pratica, quasi tutto il Direttivo del Gruppo Micologico Milanese: Giorgio Colla e sua moglie Tina Perini, Maurizio Civardi e sua moglie Marisa Campesato, Dott. Guglielmo Gregorio e sua moglie Franca Monticelli, Anna Seghezzi con il cagnolino Otello (subito battezzato la “mascotte” del Gruppo), Dott. Michele Luongo e il sottoscritto, Prof. Roberto Galli, Presidente del GMM. Da quest’anno, il 2015, possiamo affermare che il censimento intrapreso da tempo nell’isola comincia a dare i suoi frutti; sempre più specie fungine si aggiungono all’elenco… Mai come quest’anno abbiamo potuto raccogliere, conoscere e studiare una grande varietà di specie…

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L’ambiente dei Dammusi Sciuvechi vicino a Scauri

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Tipico paesaggio pantesco (sotto al Monte Gibele)

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Fichi d’India a Scauri: sullo sfondo la Montagna Grande con il “cappello” di nubi

Eravamo alloggiati in splendidi ‘dammusi’ ricostruiti e dotati di ogni confort (Dammusi Sciuvechi Resort, vicino a Scauri); in essi abbiamo concentrato lo studio e la determinazione delle specie raccolte e, naturalmente anche la realizzazione delle relative exsiccata sia per scopi di studio che gastronomici. Essendo dotati di attrezzatissime cucine, è stato anche possibile preparare diverse ottime ricette micogastronomiche. Ogni giorno, di sera, il sottoscritto presentava e descriveva le specie fungine raccolte, scrivendo i vari taxa in un apposito elenco a diretto confronto con le specie reperite negli anni passati. Come sempre, il Dott. Gregorio era incaricato di essiccare sia le specie nuove reperite che quelle più interessanti per gli erbari personali oltre a quello ufficiale del Gruppo Micologico Milanese. In calce trovate l’elenco delle specie reperite, mentre quelli del 1999 e del 2014 sono esposti nel primo contributo presentato su questo sito (8).
 
Note storico-geografiche (3, 6). In autunno Pantelleria è verdissima e, già dall’aereo, sembra uno smeraldo incastonato su una base di lava nera. Infatti Cossyra, nome latino e forse il più bel nome antico di Pantelleria, è un’isola originatasi da un fenomeno vulcanico sottomarino piuttosto recente, circa 200.000 anni fa. Sulla sua superficie si contano fino a 50 vulcani ormai spenti. L’ultima eruzione in superficie risale al 1756, ma altri fenomeni eruttivi si verificarono in mare, al largo dell’isola, nel 1831 e nel 1890-91, con i quali affiorarono in superficie materiali magmatici ben presto distrutti dall’erosione marina. La superficie di Pantelleria è di 83 Kmq ed è la più grande delle isole siciliane. L’altezza massima è di 836 m con la cima della Montagna Grande dalla quale, nelle giornate limpide, si scorge la costa Tunisina (Capo Mustafà) che dista solo 70 Km. L’isola è lunga al massimo 14 Km e larga 8. Il clima è prettamente mediterraneo con una ricca vegetazione corrispondente.

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Salendo verso la Montagna Grande

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La lecceta della Montagna Grande

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La lecceta “incantata” della Montagna Grande

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Questa ragnatela sancisce la grande umidità presente sulla Montagna Grande
(foto Guglielmo Gregorio)

L’ambiente (4). Il bosco sempreverde mediterraneo, nel quale abbiamo sempre concentrato la nostra ricerca micologica, si trova sulle pendici della Montagna Grande (836 m) e del Monte Gibele (700 m) ed è costituito da pini marittimi (Pinus pinaster), pini d’Aleppo (Pinus halepensis), lecci (Quercus ilex, più abbondanti sul Gibele), corbezzoli (Arbutus unedo, al paripiù abbondanti sul Gibele) e tantissimo mirto (Myrtus communis). Talvolta i corbezzoli formano, come per esempio lungo la stradina che sale al cratere del Gibele, dei piccoli boschi puri, tappezzando il terreno con i loro coloratissimi frutti. Più in basso o verso la costa il bosco si trasforma in macchia-foresta o macchia dove i pini sono sostituiti dal ginepro (Juniperus phoeniceus) e compare l’erica (Erica arborea), il lentisco (Pistacia lentiscus), la fillirea (Phyllirea angustifolia), l’euforbia arborea (Euphorbia dendroides), il cisto (Cistus monspe­liensis, incanus, salvifolius ecc.), il rosmarino (Rosmarinus officinalis) e altre piante tipiche della macchia mediterranea. Il suolo è prevalentemente costituito da rocce basaltiche, cioè basiche (6). Com’è noto le rocce basaltiche sono, tra quelle magmatiche, le più basiche dal punto di vista chimico; cioè spiega la presenza abbondante, sull’isola, del leccio (Quercus ilex), essenza tipicamente basofila.

Nell’isola è assai fiorente l’attività agricola (3): in primis, i famosi capperi (Capparis spinosa) e l’uva zibibbo per la produzione di un profumato vino bianco secco, e del celebre vino dolce e liquoroso, il passito. Pregiati inoltre sono gli ulivi di Pantelleria che producono un ottimo olio e gli aranci e limoni con i quali si confezionano delicate e profumate marmellate. Gli agrumi sono spesso custoditi nei caratteristici ‘giardini arabi’, cioè larghi coni tronchi fatti con la pietra lavica, per proteggere le piante dal vento.

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Agaricus porphyrizon

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Agaricus langei

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Boletus comptus reperito presso gli unici castagni supestiti dell’Isola

I funghi a scopo alimentare sono assai apprezzati e raccolti dai Panteschi. Come tutti i funghi che crescono su suolo lavico, tutti i funghi commestibili di Pantelleria sono di ottima qualità e con pregiate caratteristiche organolettiche. Abbiamo incontrato diversi cercatori. Nei loro panieri abbiamo visto grandi raccolte di Cantharellus ferruginascens e Craterellus lutescens (entrambi chiamati ‘finferli’), grandi Macrolepiota procera (chiamate, al solito, ‘mazze di tamburo’), Lactarius del Gruppo Dapetes (chiamati localmente ‘ravulionza’ o ‘stagnasàngu’), Suillus collinitus e bellinii (in gergo ‘vavùsi’). Ovviamente i Panteschi apprezzano molto anche i Porcini (Boletus aereus) e i Leccini (Leccinum lepidum).

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Cortinarius cedretorum

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Lactarius rugatus

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Russula amoenicolor

 Primo e secondo giorno. Ci rechiamo, sia al mattino che al pomeriggio, sulla Montagna Grande dove, dai 400 metri in su, lo scontro continuo tra masse di aria calda e umida (proveniente dal mare) con quella più fredda delle alte cime dell’Isola (Montagna Grande e Monte Gibele) fa condensare l’umidità marina in fitte nuvole che creano una fitta nebbia nei boschi… Questo fa sì che il substrato boschivo sia sempre piuttosto umido. In un sottobosco ricchissimo di mirto (anche quest’anno abbondantemente raccolto!) e cisto troviamo parecchi funghi, tra cui freschissimi Agaricus porphyrizon, praeclaresquamosus var. praeclaresquamosus e langei, vari Coprinus picaceus, bellissimi Boletus comptus, fotografati presso i pochi castagni (Castanea sativa) supestiti dell’isola… e ancora Cortinarius cedretorum, Russula amoenicolor, Russula acrifolia, Lactarius rugatus, Clathrus ruber… Tantissima Ramaria stricta… Non mancano anche diversi esemplari di buon valore gastronomico tra cui Clitopilus prunulus, Clitocybe gibba, Gyroporus castaneus, Lactarius sanguifluus var. violaceus, Lactarius deliciosus, Xerocomus subtomentosus, Xerocomus armeniacus, Suillus bellinii, Suillus collinitus, Cantharellus ferruginascens, tantissimi Craterellus lutescens prontamente ‘cestinati’ per scopi gastronomici… Dal punto di vista micologico/scientifico segnaliamo: Chroogomphus fulmineus, Gomphidius mediterraneus e la Collybia impudica. Alla sera ci concediamo una ricca ‘tagliatellata’ con 24 specie fungine pantesche (*).

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Il Gruppo a Montagna Grande

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Lactarius atlanticus

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Xerocomus subtomentosus

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Un simpatico ospite in casa Civardi/Colla: un geco pantesco
(Tarentola mauritanica, foto Maurizio Civardi)

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La lezione serale (foto Maurizio Civardi)

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Finalmente si mangia!
Chef Roby all’opera: la “tagliatellata” pantesca con 24 specie (foto Maurizio Civardi);
buon appetito!

Terzo giorno. La meta è il Monte Gibele (700 m): arriviamo fino in cima al vasto cratere attraverso la stretta stradina percorsa prima in auto e poi a piedi. Ci stiamo quasi tutto il giorno e, in mezzo a fitti boschi di lecci e corbezzoli, troviamo una gran quantità di funghi, tra cui molte Russula e Boletaceae. Tra i più tipici basidiomi segnalo: Russula maculata, Russula persicina, Russula violeipes f. citrina… e poi Omphalotus olearius, Gyroporus castaneus, Boletus luteocupreus, Xerocomus dryophilus ecc. Nella fitta macchia a cisto presente all’interno del cratere del Gibele troviamo ancora Amanita cistetorum, Polyporus meridionalis e poi, più in là, tra fitti lecci (Quercus ilex) una sorpresa: Boletus permagnificus, Boletus pulverulentus e bellissimi esemplari di Xerocomus ichnusanus. Senza alcun dubbio l’interno del cratere del Monte Gibele ha rappresentato l’habitat migliore con le specie più interessanti.

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Una bella raccolta a Montagna Grande (foto Maurizio Civardi)

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Il Monte Gibele visto dalla Montagna Grande.
È ben visibile il cratere e il sentiero per raggiungerlo

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Mirto (Myrtus communis)

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Tipico paesaggio pantesco, salendo verso il Monte Gibele (a sinistra)

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Il velenoso Omphalotus olearius

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Russula persicina

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Xerocomus dryophilus

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Il cratere del Monte Gibele

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Amanita cistetorum

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Boletus permagnificus

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Xerocomus ichnusanus

Quarto giorno. Ci concediamo un po’ di… riposo micologico dedicandoci al turismo dell’isola (7). Passando dalla Colata di Gelkhamar, sulla costa sopra Scauri, notiamo che le rocce laviche (che arrivano fino al mare) - erose dal vento - hanno formato delle strane sagome che ricordano degli animali (vedi foto)… Passata la città di Pantelleria, verso la costa Nord, un po’ all’interno ecco lo splendido lago di Venere (bagno dell’acqua); è un grande cratere vulcanico colmato da acque sorgive calde e sulfuree. Girando intorno al lago scopriamo addirittura alcune piante endemiche dell’isola, tra cui Periplaca laevigata eSchoenoplectus litoralis (5). Proseguendo ancora lungo la perimetrale dell’isola, ci dirigiamo verso Punta Spadillo, situata dopo Cala dei Cinque Denti e alla fine della Colata del Khaggiar. Qui il sentiero procede tra le bizzarre forme delle rocce dovute al raffreddamento delle lave, fino all’antico faro, ancora funzionante, che regola il traffico marino del Canale di Sicilia. Tante le strutture militari distrutte nei dintorni, alcune di queste, ristrutturate, occupano l’interessante Museo Vulcanologico. Per questioni di tempo non è stato purtroppo possibile percorrere per intero il sentiero Romano: lastricato di pietra lavica, si snoda in una fitta macchia di lecci, lentischi e corbezzoli, un habitat interessante anche dal punto di vista micologico. Tornati sulla perimetrale visitiamo, più avanti, Cala Gadir famosa per le acque termali calde dovute a vapori endogeni che sgorgano spontanei. A Cala Tramontana ecco il celeberrimo Arco dell’Elefante, quest’anno impreziosito da alcune fioriture autunnali. Procediamo verso Balata dei Turchi e, passando poi da Dietroisola, raggiungiamo la Cuddia Attalora (560 m), terzo habitat micologico potenziale, ma che visiteremo il giorno successivo… Alla sera, Roberto Galli cucinerà una saporita ‘zuppa’ di funghi panteschi preparata con 20 specie (**), preceduta da un fantastico cocktail a base di succo di fichi d’India (Opuntia ficus-indica), prosecco, limone e vodka.

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Colata di Gelkhamar: le rocce laviche simulano (con un po’ di fantasia) degli animali…
Al centro a sinistra un ‘coniglio’ e a destra una ‘aquila’,
anche se a me sembra, in verità, più un tacchino…

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Lago di Venere (Bagno dell’acqua)

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Il Gruppo al Lago di Venere.
Da sinistra: Franca Monticelli, Anna Seghezzi con la mascotte “Otello”, Maurizio Civardi, Guglielmo Gregorio, Marisa Campesato, Celestina Perini, Giorgio Colla e Michele Luongo.
Come al solito manca il fotografo: Roberto Galli

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Sorgente di acqua calda sulfurea al Lago di Venere

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Rocce bizzarre a Punta Spadillo

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Punta Spadillo e il faro

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l Gruppo tra le rocce laviche (Colata del Khaggiar) a Punta Spadillo. In primo piano Giorgio Colla

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Arco dell’elefante a Cala Tramontana

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Il Gruppo all’Arco dell’elefante.
Da sinistra: Guglielmo Gregorio, Celestina Perini, Maurizio Civardi, Anna Seghezzi e Otello,
Marisa Campesato, Giorgio Colla, Michele Luongo e Franca Monticelli.
Al solito, manca il fotografo: Roberto Galli

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Dalla Cuddia Attalora si scorge il Monte Gibele e la Montagna Grande

Quinto giorno. Torniamo sul Monte Gibele, dando priorità - per la ricerca - agli habitat presenti nel cratere. Troviamo diverse russule tra le quali Russula insignis, Russula maculata, Russula pectinatoides, Russula sororia; molti Xerocomus e, alla fine, anche qualche bel Boletus aereus. Sulla strada del ritorno, un bellissimo esemplare di Amanita echinocephala, trovata sotto lecci da Giorgio Colla. Ancora una volta il Monte Gibele si è rivelato - dal punto di vista micologico - il più proficuo habitat pantesco. Nel pomeriggio raggiungiamo, attraversando il paese di Rekhale, le basse pendici boscose della Cuddia Attalora dove, in una fitta boscaglia di lecci e lentischi troviamo molte Boletaceae, tra le quali Boletus luridus, Boletus impolitus, Xerocomus subtomentosus (anche cespitosi, nel vicino uliveto, vedi foto) e Xerocomus armeniacus (vedi foto). Nell’uliveto accanto al bosco troviamo anche Amanita oblongispora e Lactarius zonarius. Rientramo infine alla ‘base’ con un percorso inverso a quello del giorno precedente, attraversando la Valle di Ghirlanda con le sue vaste coltivazioni di uva zibibbo… La sera, i basidiomi più piccoli, verranno cucinati e conservati sott’olio da Roberto Galli con gli aromi tipici panteschi: mirto, alloro e rosmarino…

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Phyllirea angustifolia (foto Maurizio Civardi)

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Maurizio Civardi mostra, compiaciuto, un bell’esemplare di Boletus aereus

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Russula pectinatoides, fotografata nel cratere del Monte Gibele

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Russula sororia, fotografata anch’essa nel cratere del Monte Gibele

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Amanita echinocephala

Sesto e ultimo giorno. L’ultimo giorno è inoltre dedicato alla raccolta di erbe aromatiche presenti nell’isola (mirto, rosmarino, finocchio selvatico, finocchietto marino ecc.), all’acquisto dei prodotti tipici dell’isola (capperi sotto sale e relativo patè, cetrioli di capperi, olive, olio, passito, vino zibibbo ecc.) e ad un “giro” esplorativo alla ricerca di ulteriori habitat. Cerchiamo di raggiungere la Favara Grande (getti di vapor acqueo caldissimi), ma il percorso è troppo ripido e tortuoso, per cui rinunciamo… Ripassiamo dalla Cuddia Attalora per controllare nuove o ulteriori crescite fungine… Poi le boscaglie del Mueggen (San Antonio), del Bugeber (Lago di Venere) e, infine, quella del Monte Gelkhamar (289 m) ma che, ahimé, si sono rivelate ancora troppo asciutte per il periodo.

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Il ragno crociato(Araneus diadematus)

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Una delle raccolte al Monte Gibele

Sono state giornate fantastiche e micologicamente assai importanti e costruttive! Indimenticabili! Non mi resta ora che ringraziare tutti i miei compagni di viaggio per l’aiuto e la collaborazione dimostrata durante queste intense ma proficue giornate trascorse insieme nella meravigliosa… “perla nera del Mediterraneo”! Torneremo ancora a Pantelleria? Io penso proprio di sì…
 
Elenco delle specie reperite e determinate (108) dal 6 al 13 novembre 2015:

Agaricus campestris, langei, porphyrizon, praeclare­squamosus var. praeclare­squamosus; Amanita cistetorum, echinocephala, muscaria, oblongispora, pantherina, phalloides, rubescens, subnudipes; Aureoboletus gentilis; Boletus aereus, comptus, impolitus, luridus, luteocupreus, permagnificus, pulverulentus, torosus; Cantharellus ferruginascens; Chalciporus piperatus;  Chroogomphus fulmineus; Clathrus ruber; Clitocybe mediterranea, odora, phaeophtalma; Clitopilus prunulus; Collybia asema, butyracea, dryophila,  impudica; Coprinus picaceus; Cortinarius cedretorum, salor, sodagnitus; Craterellus lutescens; Echinoderma asperum; Entoloma undatum, lividoalbum; Ganoderma lucidum; Geastrum rufescens; Gomphidius mediterraneus; Gyroporus castaneus; Hebeloma cistophilum; Hydnellum ferrugineum; Hygrocybe acutoconica; Hygrophorus persoonii; Hypholoma fascicolare; Inocybe bongardii, cervicolor, rimosa; Inonotus tamaricis; Laccaria affinis; Lactarius atlanticus, azonites, chrysorrheus, deliciosus, rugatus, sanguifluus var. violaceus, zonarius; Lepiota clypeolaria, cristata, josserandii; Lepista flaccida; Leocarpus fragilis; Leucopaxillus gentianeus; Limacella subfurnacea; Lycoperdon molle; Macrolepiota procera; Micromphale brassicolens; Mycena capillaripes, pura, seynii; Omphalotus olearius; Otidea bufonia; Phellinus torulosus; Pisolithus arrhizus; Polyporus meridionalis; Psathyrella conopilus; Ramaria stricta; Rhizopogon vulgaris; Rhodocybe gemina; Russula acrifolia, amoenicolor, chloroides, foetens, fragilis, insignis, maculata, pectinatoides, persicina, sororia, vesca, violeipes, violeipes fo. citrina, torulosa; Scleroderma meridionale, polyrrhizum, verrucosum; Suillus bellinii, collinitus; Tremella mesenterica; Xerocomus armeniacus, dryophilus, ichnusanus, subtomentosus

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Boletus luridus

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Xerocomus subtomentosus, subcespitoso, tra olive e rocce di ossidiana

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Xerocomus armeniacus, massiccio, tra olive e rocce di ossidiana

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Amanita oblongispora, molto interrata, tra olive e rocce di ossidiana

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Coltivazioni di uva Zibibbo lungo la Valle di Ghirlanda

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Misto pantesco pronto per la conservazione sott’olio (foto Maurizio Civardi)

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Verso Favara Grande. Al centro: Guglielmo Gregorio e Franca Monticelli ‘arrancano’ nella Macchia tra euforbie, ginestre, lentischi, mirto e filliree …

 (*) Specie usate per la “tagliatellata” (24): Agaricus langei; Amanita rubescens, subnudipes; Boletus aereus, comptus, pulverulentus; Cantharellus ferruginascens; Craterellus lutescens; Clitocybe mediterranea; Clitopilus prunulus; Gyroporus castaneus; Hygrophorus persoonii; Lactarius deliciosus, rugatus, sanguifluus var. violaceus; Lepista flaccida; Russula amoenicolor, vesca, violeipes; Suillus bellinii, collinitus; Xerocomus armeniacus, driophilus, subtomentosus

(**) Specie usate per la “zuppa” (20): Amanita cistetorum, rubescens; Boletus aereus, comptus, luridus, pulverulentus; Craterellus lutescens; Clitocybe mediterranea; Clitopilus prunulus; Gyroporus castaneus; Hygrophorus persoonii; Lactarius deliciosus, rugatus, sanguifluus var. violaceus; Russula amoenicolor; Suillus collinitus; Xerocomus armeniacus, dryophilus, ichnusanus, subtomentosus

Roberto Galli

 

 Bibliografia di riferimento


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